Giovanni Ruffino | Lingua e storia in Sicilia

 
 
 
AUTORE |  
TITOLO |   Lingua e storia in Sicilia.
Per l'attuazione della Legge Regionale n. 9 del 31 maggio 2011
Curatore |   Giovanni Ruffino
collana |   Varia, 17
anno |
pagine |
ISBN |
2012
150
978-88-96312-24-7
prezzo |
* disponibilità |
 
limitata disponibilità
edizione fuori commercio
     
 

PREMESSA

GIOVANNI RUFFINO
Università di Palermo
Presidente del Centro di studi filologici e linguistici siciliani

Dopo l’approvazione della Legge Regionale n. 9 del 31 maggio 2011 (“Norme sulla promozione, valorizzazione ed insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole”), si è aperta una vivace e utile discussione sulla stampa e nel mondo della Scuola e dell’Università. Tale discussione si è particolarmente orientata sugli aspetti e sui problemi dialettologici. Non è una novità. Esattamente trent’anni fa, nella primavera del 1981, l’Assemblea Regionale Siciliana aveva approvato una legge su un argomento consimile, intitolata «Provvedimenti intesi a favorire lo studio del dialetto siciliano nelle scuole dell’Isola». Se prescindiamo dalle differenti scelte terminologiche (ma a lingua è preferibile dialetto, che non è parola meno nobile), anche quel provvedimento di tre decenni fa aveva suscitato una discussione assai vivace, nella quale si delinearono opinioni contrapposte. Ricordo l’intera pagina che il giornale “L’Ora” dedicò alla questione, sotto il titolo «Polemica aperta sul disegno di legge. Il siciliano a scuola: i pro e i contro», con le riflessioni di Leonardo Sciascia, Italo Calvino, Mario Farinella, Antonino Buttitta, Franco Lo Piparo. Ricordo in particolare l’opinione disincantata e provocatoria di Leonardo Sciascia, il quale, dopo aver osservato che «in Sicilia il dialetto – prima che dalla televisione cui i bambini stanno incollati – è stato ferito a morte dalla piccola borghesia», ricordava che «a scuola, come alunno e come maestro, io il dialetto semplicemente lo parlavo».
Ora il problema si ripropone, ma il contesto è in parte mutato. E sono mutati anche, nel raffronto con la Legge del 1981, presupposti e finalità, dal momento che la Legge 9/2011 considera congiuntamente aspetti linguistici, storici e letterari. Inoltre, in cosa è mutato il contesto? Prima di tutto, la cultura dialettale appare ancor più sbiadita (la chitarra del dialetto ha perduto altre corde, per dirla con Ignazio Buttitta), ma al tempo stesso appare placato, o comunque meno acceso, quel sentimento antidialettale (una vera e propria ideologia) al quale si riferiva Sciascia. Questo atteggiamento è ben rappresentato nel titolo di un mio vecchio libro «L’indialetto ha la faccia scura. Giudizi e pregiudizi linguistici dei bambini italiani».
In secondo luogo è esploso il fenomeno leghista, che ha piegato – sino a mortificarli – i sacrosanti valori delle culture regionali e dialettali a finalità politico-propagandistiche, sino alla formulazione di proposte aberranti (si ricorderà la pretesa di sottoporre gli insegnanti non “padani” a una prova preliminare di dialetto).
Nel frattempo è nato il nuovo Assessorato dell’Identità siciliana, formula impegnativa, ma irta di rischi interpretativi.
In questo nuovo contesto, la pur apprezzabile riproposizione di una nuova legge sul tema della “cultura e della lingua regionale”, va accolta con interesse ma anche con prudenza. Quali sono i rischi? Proviamo a evidenziarne alcuni.
Un primo rischio è che il provvedimento legislativo possa essere inteso unicamente in senso ideologico, tutto quanto rivolto all’interno di un contrassegno meramente simbolico.
Un secondo rischio è quello che la legge regionale siciliana possa essere percepita come un riecheggiamento di alcune grossolane recenti enunciazioni in tema di lingua e dialetto, scuola, identità culturale.
Ma il rischio maggiore sul versante della Scuola è quello di un rinsecchimento dell’attenzione per il patrimonio linguistico siciliano dentro la nicchia “curricolare” dell’”ora di dialetto”, mentre i riferimenti alla storia, alla lingua, alla cultura tradizionale dovrebbero attraversare l’intero arco dei saperi e delle discipline (si pensi, ad esempio, al valore didattico e interdisciplinare dell’antroponomastica, della toponomastica, del lessico regionale con le sue irradiazioni mediterranee). Un tale rischio è ancor più concreto se si pensa all’assenza di sperimentati percorsi formativi e di adeguati strumenti didattici, a partire da testi di rigoroso impianto.
Oltretutto, non bisogna dimenticare che la già citata legge del 1981 aveva generato perniciosi fraintendimenti in alcuni ambienti scolastici e sociali, avendo qualcuno pensato sinanco alla introduzione di una sorta di insegnamento “grammaticale” del dialetto, assolutamente improponibile.
Dunque soltanto il coinvolgimento degli specialisti (della lingua, della storia, della letteratura, delle scienze antropologiche) potrà scongiurare pasticci didattici e culturali: la storia linguistica della Sicilia non può prescindere dalla storia della lingua e della letteratura italiana, così come non c’è storia della lingua italiana senza storia dei dialetti, e non c’è storia dei dialetti (e in particolare del siciliano) al di fuori di un contesto europeo e mediterraneo.
Ecco perchè abbiamo voluto adoperarci per la corretta attuazione di una legge che richiede il comune impegno della Scuola, dell’Università e della Pubblica Amministrazione.

 

INDICE

Raffaele Lombardo – Mario Centorrino – Sebastiano Missineo – Nicola D’Agostino – Giovanni Ruffino, Premessa – DOCUMENTI – Legge Regionale n. 9 del 31.05.2011 – Decreto Assessoriale n. 10011 del 09.11.2011160 – Nota del Dirigente U.S.R. dott. Maria Luisa Altomonte e dell’Assessore Regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale prof. Mario Centorrino – VALUTAZIONI E PROPOSTE PER L’ATTUAZIONE DELLA L.R. n. 9/2011 – La prospettiva storica – La prospettiva storica: interventi didattici – La prospettiva linguistica – APPROFONDIMENTI – Giuseppe Barone, Alessia Facineroso, Angelo Granata, Chiara Pulvirenti, Concetta Sirena, La Sicilia contemporanea: una storia da riscoprire – Giovanni Ruffino, Centocinquant’anni di confronto tra italiano e dialetti nella scuola – LINGUE, DIALETTI, SOCIETÀ: RIFLESSIONI PER LA SCUOLA – Gabriella Alfieri, Dialetto e scuola: sulle orme della memoria – Luisa Amenta, Associazioni di insegnanti per gli insegnanti – Marina Castiglione, Cosa ci dicono le esperienze dei giovani – Mari D’Agostino, Dalla “tutela della diversità linguistica” alla “educazione plurilingue”: l’Europa, i suoi cittadini, i diversi idiomi – Francesco Sabatini, Il posto dei dialetti nella nostra mente e nella nostra storia – Salvatore C. Sgroi, Il siciliano come valore culturale (ma l’italiano resta la priorità) – Salvatore C. Trovato, Il dialetto a scuola. Considerazioni
 

Legge Regionale n° 9 del 31 maggio 2011 “Norme sulla promozione, valorizzazione ed insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole”

LEGGE REGIONALE 31 MAGGIO 2011, N. 9 – G.U.R.S. 3 GIUGNO 2011, N. 24
Norme sulla promozione, valorizzazione e insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole.

REGIONE SICILIANA
L’ASSEMBLEA REGIONALE HA APPROVATO
IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
PROMULGA
la seguente legge:

Art. 1.
Promozione, valorizzazione e insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole

1. La Regione promuove la valorizzazione e l’insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole di ogni ordine e grado.

2. Al raggiungimento dell’obiettivo di cui al comma 1 sono destinati appositi moduli didattici, all’interno dei piani obbligatori di studio definiti dalla normativa nazionale, nell’ambito della quota regionale riservata dalla legge e nel rispetto dell’autonomia didattica delle istituzioni scolastiche.

Art. 2.
Indirizzi regionali di attuazione degli interventi didattici

1. L’Assessore regionale per l’istruzione e la formazione professionale, con la collaborazione delle Università siciliane e dei Centri studi siciliani specializzati nella ricerca filologica e linguistica, con proprio decreto, da emanarsi entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, previo parere della competente Commissione legislativa dell’Assemblea regionale siciliana, stabilisce gli indirizzi di attuazione degli interventi didattici aventi ad oggetto la storia, la letteratura e il patrimonio linguistico siciliano, dall’età antica sino ad oggi, con particolare riferimento agli approfondimenti critici e ai confronti fra le varie epoche e civiltà, agli
orientamenti storiografici più significativi, dall’Unità d’Italia fino alla fine del XX secolo ed all’evoluzione dell’Istituzione regionale anche attraverso lo studio dello Statuto della Regione.

Art. 3.
Disposizioni finanziarie

1. Dalle disposizioni di cui alla presente legge non possono derivare maggiori oneri a carico del bilancio della Regione.

Art. 4.
Norma finale

1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.

2. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

Palermo, 31 maggio 2011